

140. I caratteri dell'emigrazione italiana.

Da: E. Sereni, Il capitalismo nelle campagne. 1860-1900, Einaudi,
Torino, 1968.

In questo brano lo storico italiano Emilio Sereni si sofferma sul
vasto e complesso fenomeno dell'emigrazione italiana a cavallo del
1900. Egli ci insegna innanzitutto a districarsi fra le spesso
ingannevoli cifre del fenomeno, distinguendo fra emigrazione
temporanea ed emigrazione definitiva. Se il fenomeno nel suo
complesso sembra colpire infatti maggiormente l'Italia
settentrionale, tuttavia furono le regioni meridionali e il Veneto
a risentire della perdita definitiva di molti suoi abitanti. Se si
guarda alla composizione professionale degli emigranti, sono i
contadini a prevalere nettamente sulle altre categorie,
soprattutto quelli provenienti da zone agricole arretrate, come
appunto l'Italia meridionale ed il Veneto.


Vi saluto in nome dei miei 8 mila amministrati, dei quali 3 mila
sono emigrati in America, e 5 mila si preparano a seguirli!.
Con queste parole di amaro sarcasmo il sindaco di Moliterno
[Potenza] salutava il presidente Zanardelli [Giuseppe Zanardelli,
pi volte ministro e presidente del consiglio dal 1901 al 1903]
quando questi, al principio del nuovo secolo, intraprendeva il suo
viaggio per le province lucane. E la situazione, che il sindaco di
Moliterno denunciava in queste parole, non era gi propria solo di
quel borgo della squallida Basilicata, e neppure delle sole
province meridionali, anche se qui certo si manifestava con
maggiore gravit. Per tutta Italia si ode parlare, negli ultimi
anni del secolo diciannovesimo e nei primi anni del secolo
ventesimo, di questa fuga degli italiani dalle province
immiserite; ed il flusso emigratorio assumer un volume tale che -
come scrive uno dei pi competenti studiosi americani del problema
- esso va annoverato fra i pi straordinari moti umani, e non ha
l'eguale, per i suoi tratti caratteristici, per il numero di
uomini che esso ha coinvolto, per la sua continuazione su larga
scala e per la funzione che esso ha avuto in altri paesi. [...].
Prima dell'unit, l'emigrazione italiana si limitava quasi
esclusivamente ad alcune correnti di emigrazione temporanea (dal
Piemonte in Francia, eccetera), d'altronde non molto cospicue, e
ad alcuni maggiori nuclei di migrazione stabile. La maggiore
emigrazione italiana, quella in Francia, non raggruppava nel 1861
che una colonia di 76 000 persone.
E' solo dopo l'unit che il fenomeno viene assumendo un'importanza
rapidamente crescente, come mostrano i dati seguenti relativi al
numero medio annuo degli italiani temporaneamente o
permanentemente emigrati all'estero nei successivi periodi
quinquennali:
.
Emigrazione media annua (temporanea e permanente).

1870119 000  1891-95  275 000.
1871-75  126 000  1896-1900310 000.
1876-80  109 000  1901-1905554 000.
1881-85  154 000  1906-1910651 000.
1886-90  222 000  1913873 000.

Ma queste cifre, gi di per se stesse imponenti, non ci danno
ancora - a parte l'inevitabile imprecisione, dato l'alto numero
degli emigrati clandestini - un'idea abbastanza netta e
differenziata del fenomeno. Questo viene ad essere complicato dal
fatto che ogni anno una parte degli emigrati rimpatria. La perdita
netta e permanente di popolazioni subita dall'Italia in
conseguenza del fenomeno migratorio meglio ci risulta, invece, per
il periodo 1861-1911, dalla tabella seguente. Questa  calcolata
prendendo la differenza fra gli aumenti di popolazione, che
dovrebbe risultare dalla differenza fra il numero delle nascite e
quello dei decessi, e gli aumenti della popolazione,
effettivamente risultanti dai successivi censimenti. I numeri
della tabella non comprendono, dunque, l'emigrazione temporanea
(che pure  assai considerevole), ma concernono solo quella parte
della popolazione italiana che  permanentemente espulsa dal
processo produttivo nazionale. Tanto pi impressionanti risultano
le cifre:
.
Emigrazione complessiva netta.
1861-l871                        16 253.
1872-1881                     362 335.
1881-1901                   2 190 434.
1901-1911                   1 661 266.
                                  _________
per l'intero periodo        4 190 288.

Salta subito agli occhi come - anche quando si prescinda dalla
considerevolissima emigrazione temporanea - vada con ritmo
accelerato crescendo, di decennio in decennio, la massa dei
lavoratori italiani permanentemente cacciati dal processo
produttivo nazionale. E quando si consideri, ancora, l'altra
tabella seguente, appare subito come sia appunto dal processo
produttivo agricolo che la stragrande maggioranza di questi
lavoratori viene espulsa.

Percentuale della composizione professionale dell'emigrazione
italiana (maschi al disopra dei 15 anni).

    1878-80  1894-96
Lavoratori agricoli42  45.
Terrazzieri   21  26.
Muratori, spaccapietre, fornaciai, eccetera 16  17.
Altri operai e artigiani12  6.
Altre professioni  9   6.

La percentuale degli emigrati classificati come lavoratori
agricoli va dunque aumentando fino a raggiungere quasi la met del
totale verso la fine del secolo. Ma come  noto, e come  stato
ripetutamente messo in rilievo da tutti gli studiosi del problema
dell'emigrazione, anche quelli che la statistica ufficiale
classifica come terrazzieri sono, nella loro stragrande
maggioranza, quanto ad origine sociale, dei contadini o dei
braccianti, e tali sono anche non pochi tra quelli che nel paese
d'immigrazione si dedicano ai lavori di spaccapietre, eccetera
Anche limitandoci a sommare le percentuali degli emigrati
classificati come lavoratori agricoli o come terrazzieri, risulta
comunque che quasi il 75% degli emigrati  costituito, verso la
fine del secolo, da lavoratori provenienti dalle campagne;  qui,
dunque, che si verifica il fenomeno di massa, al quale sopra
abbiamo accennato, dell'espulsione di centinaia di migliaia e di
milioni di lavoratori dal processo produttivo nazionale; che tocca
certo, nel periodo 1861-1911, non meno di 3 milioni di lavoratori
agricoli.
Ma prima di soffermarci a rilevare brevemente quali siano le forze
che cacciano via dall'Italia queste enormi masse di lavoratori
delle campagne, vogliamo ancora dare un'idea sommaria della
distribuzione regionale del fenomeno emigratorio.

Distribuzione regionale del fenomeno emigratorio (media annua).
           1870-1900         1901-1909.
Piemonte 37 447   55 076.
Liguria  4 325    6 793.
Lombardia21 660   50 178.
Venezia  98 107   98 765.
             ________________________
Italia settentrionale   151 539  210 812.

Emilia   11 866   33 209.
Toscana  13 764   30 700.
Marche   4 261    21 907.
Umbria    6089 824.
Lazio    1 104    12 273.
             ________________________
Italia centrale    31 603   107 913.

Abruzzi  14 320   48 744.
Campania 29 405   70 766.
Puglie   3 106    20 906.
Basilicata    9 425    14 460.
Calabria 15 355   43 279.
Sicilia  14 596   75 265.
Sardegna  5015 521.
             ________________________
Italia meridionale e insulare86 528   278 521.
             ________________________
Totale   269 670  597 246.

Colpisce, a prima vista, la superiorit numerica dell'emigrazione
settentrionale. Occorre subito osservare che un semplice esame
numerico non basta per a dare un'impressione adeguata della
situazione regionale del fenomeno. Tranne per il Veneto,
l'emigrazione delle regioni settentrionali  per una gran parte
un'emigrazione temporanea, che si ripete di anno in anno. Di qui
l'elevatezza delle cifre medie annuali, che fanno sembrare il
fenomeno pi imponente che nel Mezzogiorno. Ma i lavoratori
meridionali che emigrano sono invece, per una gran parte, emigrati
permanenti. Il fenomeno ha pertanto una portata effettiva ben
maggiore nel Mezzogiorno che non nel Settentrione (tranne il
Veneto): nel periodo 1895-1900, ad esempio, ben il 63% degli
emigrati per le Americhe (per la maggior parte emigrati
permanenti) proveniva dall'Italia meridionale e insulare: solo il
12% dall'Italia settentrionale.
Ancora un'osservazione, che si presenta ovvia. La gran massa degli
emigrati proviene non soltanto dall' agricoltura, ma anche dalle
regioni agricole pi arretrate, pi aggravate dai residui feudali.
Nell'Italia settentrionale, la regione che d il grosso
dell'emigrazione, e di gran lunga la percentuale massima di
emigrati annui in confronto al totale della popolazione,  il
Veneto (110 emigrati su 10 000 abitanti nella media annua del
periodo 1887-1900): ed il Veneto  appunto, tra le regioni
dell'Italia settentrionale, quella ove pi gravi permangono nelle
campagne i residui feudali, sino a ravvicinarsi, in molte sue
parti, a situazioni analoghe a quelle che si ritrovano nell'Italia
meridionale. Bassissima resta invece la percentuale annua degli
emigrati in quelle regioni che, come la Liguria, godono gi di un
certo sviluppo industriale (43 emigrati per 10 000 abitanti), e
persino in quelle che, pur restando arretrate nello sviluppo
industriale, vengono pi rapidamente liquidando, attraverso un
impetuoso sviluppo agricolo, i pi gravi residui feudali.
